Pensando alle 5 lire, molti si sentono attempati, soprattutto rispetto a un valore persino più basso degli attuali 5 centesimi di euro. Questa moneta, in realtà, è molto più vecchia di quanto si creda, visto che la prima data di coniazione è il 1807 per simboleggiare il Regno d’Italia. Inizialmente realizzata in argento, divenne una lega nel 1951.
In quell’anno comparve anche il delfino sul rovescio della moneta (sul dritto c’era un timone). Sparì solo con l’avvento della nuova moneta unica europea, quando ne vennero coniate alcune solo per i collezionisti. Molti se ne ritrovano in casa, magari assieme ad altre lire, e si chiedono il loro valore attuale.
Fisicamente, queste lire con il delfino si presentano leggere, del peso di solo un grammo, con spessore di meno di un millimetro e mezzo. Il diametro è di 2 centimetri e la lega metallica utilizzata viene denominata Italma. Oltre ai vari modelli, per decretare un valore, come sempre, occorre verificare lo stato di conservazione.
Dal 1951 al 1968
In questo decennio o poco più, si possono riscontrare valori diversi a seconda dello stato di conservazione delle 5 lire, per cui difficilmente si va oltre i 25 euro per un Fior di Conio (ovvero moneta mai usata e non danneggiata) del 1954. Vi sono però alcune eccezioni e una riguarda il 1956.
In questo anno, infatti, ne vennero coniate solo 400 mila, per cui il valore acquisito nel tempo risulta maggiore. Si può andare dai 100 euro per le monete maggiormente usurate, agli oltre 2 mila per le Fior di Conio che ingolosiscono gli appassionati numismatici di tutto il Paese. Durante gli anni successivi, il valore torna “normale”.
Già nel 1966 il delfino classico assume ad oggi un costo ridotto rispetto agli esemplari precedenti, e dai 10/12 euro di una moneta nuova si passa a circa la metà. Nel 1968 non ci sono difetti o peculiarità che faranno aumentare il suo valore, che si assesta intono ai 2 euro al massimo.
Dal 1969 al 1989
Si tratta di un ventennio decisamente più tranquillo, rispetto al precedente, con poche novità. Ma già nell’anno successivo alle prime rivolte studentesche, la moneta da 5 Lire presenta d’improvviso un difetto: il numero 1 della data è capovolto. Una moneta usurata di quel tipo, oggi vale 15 euro, una Fior di Conio, ben 90.
Complici anche tirature massive, negli anni successivi c’è poco da segnalare e il valore di una moneta con timone e delfino del 1975, ora non può sperare in nulla in più di 1 solo euro di tornaconto. In molti mercatini, gli appassionati possono trovare svariati pezzi per completare una collezione.
Poi, nel 1989 c’è una svolta: il timone è alla rovescia e chi oggi ne ha una in casa, può sperare in un ritorno tra i 10 e i 20 euro. Si tratta comunque di un’annata in cui le lire delfino avevano subito una flessione importante di conio rispetto al 1988.
Dal 1990 a oggi
In virtù di prezzi in crescita che giustificano sempre meno l’utilizzo delle 5 lire, il conio di questa moneta diventa sempre più modesto, scendendo a un solo milione di pezzi nel 1994. Un Fior di Conio dell’epoca, in effetti, oggi vale circa 4 euro. Nel ’95 triplica la produzione e si dimezza il valore.
Verranno coniate monete da 5 lire fino al 1998, anno che attualmente vale circa 3 euro per ogni moneta. dal 1999 fino al 2001, la Zecca produrrà solo monete da collezionismo, che possono avere un valore massimo che oscilla tra i 10 e i 15 euro per pezzo. Naturalmente, anche in questi casi conta la conservazione.
Proprio perché si tratta di una moneta che ha subito alti e bassi sia a livello di coniatura che di errori che ne hanno aumentato il valore, è opportuno fare tutte le verifiche del caso prima di decidere di metterle in vendita, così da non rischiare una svalutazione o una sopravvalutazione.
Le 5 lire nei decenni
In linea generale, si può quindi affermare che, come per un buon vino, l’annata migliore per rivendere le proprie 5 lire sia senza ombra di dubbio il 1956. Se lo stato di usura è minimo e si utilizzano i canali giusti, si possono ricavare circa 2 mila euro per ciascuna moneta.
C’è però da dire che anche quelle prive di errori di conio possono rendere bene in quantità, se si ha avuta l’accortezza di metterne da parte un bel gruzzoletto. Tra gli anni ’60 e ’70, senza contare il decennio dei Cinquanta, la moltiplicazione di pochi euro può far giungere a una somma di tutto rispetto.